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"La mano avanza attraverso la fessura della dispensa socchiusa, come un innamorato nella notte. Poi, una volta abituatasi al buio, eccola cercare a tentoni zucchero o mandorle, uva sultanina o conserva. E come l’amante che prima di baciare la sua amata l’abbraccia, così il tatto li conosce prima che la bocca ne assapori la dolcezza.”

(Walter Benjamin, Figure dell’infanzia)

 

Le varie fasi di un gioco che facevano le bambine di quei posti, si chiamavano: Stanca-Debole-Malata-Moribonda-Morta 

Nessuna paura, solo quella creaturale del temporale e del buio, solo alternarsi di caldo e di freddo, d'umido e di secco, di benessere e di fastidio.

Non scappò mai. Aveva imparato qual era il suo posto.

(Peter Handke, Infelicità senza desideri)




Forse stanotte (operetta inutile).mp3



Roberto De Simone, Il primo raggio di sole a Étretat con un grande vento calmo




Rita Mandolini e Pasquale Polidori, Flaubert (palpebra | rimbombo)

 

Le due parole.

La prima parola, palpebra, pone la possibilità di una chiusura che è nello stesso tempo un’apertura. Come la porta di Duchamp, la palpebra è infatti una serratura destinata in ogni caso ad aprire su uno spazio: o apre alla visione del mondo (occhi aperti), o all’immaginazione del mondo in assenza di visione (occhi chiusi). E nel movimento istintivo di chiusura e riapertura della palpebra, che si compie in media tra le dieci e le venti volte al minuto, si realizza un inconsapevole, istantaneo e costante attraversamento della soglia che separa le immagini viste dalle immagini pensate. Come un continuo contrappunto tra pensiero e visione; e poi negazione del pensiero e negazione della visione.

La seconda parola, rimbombo, designa un suono che sopravvive alla sua origine. Il rimbombo è una risonanza, ossia quel suono che ulteriormente si genera da un suono (non da un’origine materiale) in relazione a uno spazio. Il rimbombo di un suono è effetto metrico del suono e dello spazio, quando si è ormai concluso l’accadimento fisico da cui il suono era scaturito. Rimbombo è anche la deriva semantica di un elemento — immagine o parola — nello spazio mentale in cui ogni volta si replica la sua caduta, come una cosa pesante, dall’altezza incommensurabile del pensiero e del linguaggio. Rimbombo, cioè, è la misura della gravità linguistica di ciò che è assente; l’infinitamente distante origine materiale delle parole e delle immagini nella memoria.

 

Dialogo.

Pittura negata all’immagine. Scrittura negata al discorso.

Pavimento/scultura. Riflessione imperfetta e transizione instabile.

Materializzazione di una frase di Flaubert:

“Al tonfo imprevisto di quella frase che cadeva nei suoi pensieri come una palla di piombo su un piatto d’argento, Emma trasalendo alzò il capo nel tentativo di capire.”

 

Altre note su Flaubert.

Ricorrono visioni di capelli acconciati, fanno sperare in qualche cambiamento inaspettato, inimmaginabile, decisivo. C’è lo sguardo che percorre il tracciato di fiocchi, ciocche, nastri, boccoli, come attraversare un paesaggio che non si conosce, con sorpresa.

Le teste diventano giardini.

Ad un certo punto si parla di Emma dicendo: “cercava emozioni e non paesaggi”; diventa paesaggio lei stessa che cerca di emozionare gli altri.

“Quando sua madre morì, ella pianse a lungo nei primi giorni. Fece incorniciare i capelli della morta”

Nel romanzo c’è sempre la penombra.

Uomo. Donna.

“Un uomo per lo meno è libero …. ma una donna è completamente impedita. Inerte e inflessibile al tempo stesso, ha nemiche la mollezza della carne e la sottomissione alla legge. La sua volontà è simile alla veletta del suo cappello che palpita a tutti i venti ma è trattenuta da un nastro; sempre qualche desiderio vorrebbe portarla via, e sempre qualche ragione di convenienza la trattiene.”

Così ci si può sentire, così si sentono le immagini che vanno e vengono dal buio.

 

Rita Mandolini e Pasquale Polidori

Roma, 2018


1 - L'educazione sentimentale; Volume 1.mp3

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